Vita da (Bian)coniglio

whiterabbit«È tardi, è tardi, sai? Io sono già in mezzo ai guai!» È la proverbiale frase del Bianconiglio. Ma che cosa avrà da fare di così importante? Sinceramente non l’ho mai capito, ma forse nemmeno lui lo sa: sa solo che è tardi, che è di corsa e non può fermarsi. È la situazione di tanti di noi oggi: sempre affannati, incapaci di fermarci, sempre con i tempi stretti, senza saper nemmeno bene il motivo. Il risultato? Per il Bianconiglio tragedia: è schiavo, succube della Regina di Cuori. Per noi nulla di diverso: anche noi schiavi di un “tempo rubato”. Perché lasciamo che il nostro tempo, bene preziosissimo, si impigli continuamente in tante diverse (pre)occupazioni che pian piano lo dilaniano (un esempio su tutti: i social dilaniano il nostro tempo ad ogni passaggio del dito sullo smartphone). Il tempo è patrimonio fragile: o lo doni o ti viene derubato. Un tempo donato porta frutto, un tempo derubato è anticamera del mio morire. Dona il tuo tempo, prima che ti venga derubato: sii libero e non schiavo, sii uomo e non (Bian)coniglio!

«Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto».

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di Marco (4,1-20)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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