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Vita che tocca la morte

Serve coraggio per toccare la morte. Serve il coraggio di chi sappia scommettere sulla vittoria della vita, per cui a toccare la morte non ci si sporca la vita con la morte ma si colora la morte con la vita. Compassione non è vedere o ascoltare le morti dei fratelli, ma entrare nel lugubre corteo che conduce fino al cadavere. Ognuno ha i propri cadaveri, il problema è chiedersi se la paura dei nostri non ci abbia tenuti a distanza di sicurezza da quelli degli altri.

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Luca

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

[Lc 7,11-17]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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