Vegliare è consumarsi

Si riconosce chi è impegnato a vegliare.

Occhi: affaticati, appesantiti per la dura ricerca che ha attraversato stanze buie. Ma anche occhi pieni, fatti di ardore, di amore tenace che non si ferma, non si spaventa. Di chi veglia tu vedi lo sguardo, senza perderti negli occhi.

Mani: sporche, un po’ piagate, callose, brutte, perché tenere accesa la lampada della vita è operazione concreta quotidiana, fatta di contatto con ciò che è più umile e banale della vita. Di chi veglia tu vedi l’opera bella, senza distrarti per il bel operaio.

Voce: al massimo flebile, ma molto spesso assente. Chi veglia ascolta, è un santuario del silenzio e in questo santuario le uniche parole che ti lascia ascoltare non sono quelle della bocca. Di chi veglia tu senti il cuore, senza mediazioni.

Arte complessa quella del vegliare, ma dominata da una sola regola: consumarsi. Se consumi gli occhi, liberi lo sguardo; se consumi la tua apparenza, liberi l’opera d’arte; se consumi i discorsi, liberi la Parola. Se ti consumi, anche la notte brilla.

+ Vangelo di Matteo

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

[Mt 25,1-13]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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