Uno solo per tutti

Sarebbe bello poter dire che Caifa si sbagliasse, ma non è possibile: la sua parola, anche se solo per un istante, ha tutta la potenza e la prepotenza di un vaticinio profetico. Sarebbe bello poter dire che sia un errore il dover sempre far ricorso al sacrificio per favorire la comunione, eppure non c’è altra strada: qualcosa deve morire, perché tutto sia salvato. «Tutti per uno e uno per tutti» non è poi lo stesso Vangelo? Non dice della stessa disponibilità a morire pur di non essere separati? Che Vangelo scomodo e diretto nella sua pretesa: oggi muore qualcosa di te o tutto ciò che è nostro? Oggi muori tu o moriamo noi?

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Giovanni

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.  Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

[Gv 11,45-56]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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