un deserto in cui perdersi

Un deserto in cui perdersi

Un deserto e un fiume: antipodi geografici che nessuno disegnerebbe mai insieme; peccato e perdono: ossimoro esistenziale che nessuno tenterebbe mai di risolvere. Il deserto, come il peccato, uccide; il fiume, come il perdono, porta via il cadavere. Ci è dato appuntamento per perderci.

«Nel rito penitenziale del cristianesimo antico, che prende il nome di exomológesis (ἐξομολόγησις), la manifestazione di questa verità del sé si svolge attraverso una procedura di “drammatizzazione” pubblica della propria condizione di peccatore (publicatio sui), come una sorta di manifestazione dell’essere stesso del peccatore che è, al contempo, espressione di una volontà di autodistruzione. [..] la rivelazione della verità di sé, in queste esperienze tipiche del cristianesimo dei primi secoli, non può essere dissociata dall’obbligo di rinunciare a sé. Dobbiamo sacrificare il sé per scoprire la verità di noi stessi, e specularmente dobbiamo scoprire la verità di noi stessi per sacrificare noi stessi» [Michel de Foucault, Sull’origine dell’ermeneutica del sé].

E dopo? Dopo ci rimarrà solo una cosa: Colui che ci ha chiamato al gesto più estremo, l’unico nel quale si incontrano libertà e fede, facce opposte di una medaglia che vale la vita intera. Ecco la profezia che ci è richiesta: liberamente scegliere di fidarci di CHI ha in programma di farsi Vita in ogni luogo che accetteremo di abbandonare.

Slegami,
aiutami ad andare via,
a perdermi senza aver paura dell’ignoto,
di ciò che mi aspetta.

Soffia se mi fermo,
per spingermi ancora avanti
e se vedi che mi volto per tornare indietro
urlami di nuovo perché sono fuggito.

[Alexandre Cuissardes, Alle spalle]

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

[Mc 1,1-8]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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