Senza gioia è peccato

Forse confesso troppo poco (quasi mai) il peccato contro la gioia. Peccato di pensiero, quando penso che la gioia del fratello non sia chiamata alla gioia anche per me: «beato lui, ma a me che importa?». Peccato di parola, quando ci tengo a ridimensionare la gioia, chiarendo subito che non tutto è oro quel che luccica: «son felice, ma mica sarà sempre così, eh». Peccato di opera, quando non so tramutare la gioia nel gesto della festa, chiamandomene fuori (dalla festa altrui) o escludendo (dalla mia festa): «alla fine sono io che decido come e con chi festeggio». Peccato di omissione, quando le mie mani sono vuote e i vestiti inadeguati: «è il pensiero che conta». E, se poi mi ricordo che entrare nel Regno è proprio rispondere ad un invito a nozze, allora è proprio un peccato non vivere nella gioia! 

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare loro con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

[Mt 22,1-14]

Share on facebook
Share on google
Share on twitter
Share on linkedin
Share on pinterest
Share on print
Share on email
don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

Iscriviti alla newsletter!

Copyright 2018 © All rights Reserved