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Sacrificarsi, non sacrificare

Sacrificarsi, non sacrificare: perdo, mi perdo, ti guadagno. E ti trovi il cuore ridotto ad una miseria, una pagnotta irriconoscibile nel suo sbriciolarsi per non affaticare chi non abbia denti forti per nutrirsi. Inutile girarci intorno: per riuscirci non devi sentirti meritato, ma sprecato. E la misura di una vita immensa viene assunta a piccoli passi, quasi sempre incespicanti, su sentieri marginali e silenziosi, dove l’unica parola giusta è il silenzio che sa ascoltare. «Misericordia io voglio». Misericordia io sarò.

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Matteo

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

[Mt 9,9-13]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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