Porpora e Pane

girl in redPrimo appuntamento importante: lui si era fatto avanti e aveva deciso di accompagnarla al ballo. Dopo la gioia immediata cominciò a nascere nel cuore della ragazza una preoccupazione: cosa mi metterò? Aveva solo due certezze: sua madre era un’abile sarta e lei amava il rosso. Poche parole di spiegazione e l’arte sartoriale era a suo servizio. La mamma andò nel migliore negozio della città e comprò una preziosa stoffa rossa. Lavorò giorno e notte trasformando una semplice intuizione in un modello cartaceo e poi questo in una setosa realtà da indossare. Un capolavoro! La ragazza era emozionata e corse in camera per indossare il suo prezioso gioiello, la sua carta d’identità per il ballo. Tra l’emozione e l’agitazione ci mise un po’ a scendere in salotto dove tutta la famiglia attendeva. Scese le scale con eleganza, si sentiva già una principessa. Ma la reazione non fu quella che si aspettava: la madre, dopo un’espressione che tradiva un certo sconcerto, si mise a ridere. Che cos’era successo? Eppure era tutto a posto: il vestito era fatto su misura e il colore era proprio da sogno…ma l’aveva indossato al contrario! Perché non basta che ti sia dato tutto ciò di cui hai bisogno, devi anche imparare ad utilizzarlo nel modo giusto! Il Vangelo di oggi ci presenta un uomo che veste di porpora e si dedica ad un banchetto. Di lì a qualche capitolo troveremo un altro Uomo, anche LUI vestito di porpora e impegnato in un banchetto. Il colore è sempre quello del sangue: l’uomo del Vangelo di oggi però non ha versato una goccia del suo sangue, mentre COLUI che incontreremo tra qualche settimana non trattiene neanche una goccia del SUO. Il banchetto è sempre un luogo di pane, ma l’uomo di oggi ha il pane, il secondo si dona nel Pane. Non bastano la porpora e il pane per essere uomini di Pasqua. Sono gli elementi giusti, che Dio ti dona: fai attenzione a non indossarli al contrario quando andrai alla Festa!

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di Luca [16,19-31]

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Share on facebook
Share on google
Share on twitter
Share on linkedin
Share on pinterest
Share on print
Share on email
don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

Iscriviti alla newsletter!

Copyright 2018 © All rights Reserved