Oggi: il tempo giusto

274_archive.jpgC’è una parola, nella vita di Fede, che fa sempre paura: “oggi”. Fa paura perché una vita custodita nel passato o proiettata nel futuro sarebbe più comoda. Una vita che ti richiama al realismo disarmante del “oggi” è molto più complessa. Già, perché “oggi” è luogo di insidie e tentazioni: luogo dell’incredulità («ma come, proprio lui? figurati se pensa a me…»), della banalità («ma cosa vuoi che cambi se non faccio questa cosa, non conta un granché…»), della lontananza («meglio lasciar perdere, gliene parlo domani…»). Ma per chi crede, “oggi” è il vero luogo della vita perché è il luogo dell’appuntamento con LUI. In questo appuntamento, LUI risponde e guarisce le nostre tentazioni: il mio “oggi” diventa luogo di ascolto (c’è davvero una voce affidabile da seguire ad ogni passo), di pienezza (nulla è banale se sai di essere amato e custodito), di presenza (la Fede è anzitutto la sua compagnia per me). Forse “oggi” sarà una giornata difficile, ricca di tentazioni, ma, se decidi di stare con LUI, sarà già Paradiso.

#scrivimisulcuore

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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