Molto più di quel che vedo

Non credo ciò che vedo: credo molto più di quel che vedo, altrimenti sarebbe troppo poco. Anzi, proprio perché credo, vedo di più (più cose, più a fondo) di chi non creda e questa “visione in alta definizione” si chiama “contemplazione”. Il problema è che lo stesso sguardo di fede dovrei adottarlo anche verso i fratelli: chi crede in Dio, crede anche nel fratello, dunque non si accontenta di ciò che si possa vedere. Chi crede in Dio contempla il fratello. E allora il criterio della sequela non sono io, non sono “i miei”, perché magari non lo vedo seguirmi, seguirci, ma chi lo sa se segua Cristo oppure no? Serve l’umile povertà per credere e contemplare, perché chi si senta ricco di Cristo finisce presto per sentirsi proprietario di Cristo, mentre la verità è che siamo tutti mendicanti, tutti pellegrini e possiamo solo pregare di rimanere fedeli alla strada giusta che ci è data da calpestare. E gli altri? Forse semplicemente si tratta di non valutare in base al mio viaggio, ma di sperare a partire dalla mia Meta.

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Marco

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva [ὅτι οὐκ ἠκολούθει ἡμῖν]». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

[Mc 9,38-40]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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