Miserabile discepolo

Lui, corrotto, lascia la sua corruzione perché ha riconosciuto la vera ricchezza; loro, idolatri, non lasciano la loro idolatria perché non sanno (più) riconoscere il vero Dio. Lui, miserabile, riprende a camminare perché ha accusato la sua miseria; loro, ipocriti, si sentono già arrivati perché nascondono la loro ipocrisia. Il Vangelo che fa discepoli è scritto dalle mani dei peccatori redenti, perché può cambiarti la vita e conquistarla a te stesso solo ciò che la può salvare: una vita che non chieda di essere salvata, è una vita spezzata dal suicidio del non lasciarsi amare. Gli apostoli, allora, non si riconoscono perché hanno il nastro del traguardo in mano, ma perché, al finale, arrivano con i piedi ancora segnati dalle strade sbagliate del passato (lontano o vicino). «Non si può scrivere niente sul ministero, se non si capiranno più a fondo i modi in cui il ministro dovrà scoprire le proprie ferite come fonte di guarigione» [Henri Nouwen].

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Matteo

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

[Mt 9,9-13]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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