Le mani

Le mani sono fatte per essere usate, fino a che non siano consumate. Ma c’è un consumarsi che è sprecarsi e un consumarsi che è compiersi. Grande affidamento facciamo sulle nostre mani, quando si tratta di scalare. Grande parsimonia usiamo verso le nostre mani, quando si tratta di servire. Grande diffidenza proviamo verso le mani, quando sono quelle di qualcuno che si avvicini per raccogliere i cocci della nostra vita. Eppure la verità è paradossale: consumarsi per scalare è sprecarsi, consumarsi per servire è compiersi. E consumarsi per lasciarsi raccogliere? Beh questa è la condizione per servire, arte altrimenti impossibile. Se non ci fossero mani pronte a raccoglierti, che ne sarebbe del tuo servizio, alla prima caduta? E, se non ci fossero cadute che necessitano di essere rialzate, che ne sarebbe della tua umiltà, che fa del tuo servire un gesto d’amore e non l’ennesima scalata della vita? Allora c’è un amore per le mani: amore dei piccoli per le mani dei grandi e amore nelle mani degli ultimi per le piaghe dei fratelli. Consùmati le mani, ma non per salire: chi si consuma compiendosi è già in alto!

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

[Mc 9,30-37]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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