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L’arte di guarire

Posso anche essere bravo, ma per guarirti devo comunque lasciarti il (tuo) tempo di guarire. Guarire, infatti, non significa cambiare la vita dell’altro; questo si potrebbe fare in quattro e quattr’otto, perché si butta il vecchio e si assume il nuovo. Ma guarire non è cambiare, bensì restituire all’altro la sua vita; qui i tempi si allungano, perché c’è un lavoro di verità (scavare rimuovendo), un lavoro di carità (medicare ascoltando) e un lavoro di pazienza (custodire aspettando). Insomma, non ti porto da nessuna parte, semplicemente aspetto che ritorni e no, non ti metto una data di scadenza.

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

[Mc 8,22-26]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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