La fiamma o la luce

candlelight faceLa prima fiamma di una candela è carica di emozioni: è bella, rompe il buio all’improvviso come la promessa della vittoria della luce, è forte nella sua battaglia per consumare la cera e la prima spinta la rende come una lama che taglia l’aria intorno. È facile amare la fiamma, finché è così. Ma poi questa stessa fiamma, dopo un tempo più o meno lungo, comincia ad apparire quasi monotona nella sua presenza, a volte addirittura sembra sul punto di spegnersi mentre lo stoppino è invaso dalla cera e poi la fiamma mostra anche la sua debolezza, tremando al primo soffio d’aria intorno a lei. Il problema è che conosce la luce solo chi ama la sua fiamma in ogni momento, chi le rimane fedele, chi si lascia ustionare dalla sua cera per spostarla in un altro luogo, chi si lascia annerire le mani per scaldarsi. Perché se nella tua vita continui ad accendere nuove fiamme attaccato a sempre nuove emozioni, i tuoi occhi non si staccheranno mai da esse: conoscerai la fiamma sempre nuova, ma sarai all’oscuro della luce che invade la stanza, perché la stanza nemmeno la guarderai. La Fede è proprio così: non è la rincorsa dell’evento, della persona, la ricerca di sempre nuove parole “che mi tocchino”. A tutto questo rischi di fissare lo sguardo. La Fede non è fiamma, ma è luce; non è la candela, ma la stanza. La Fede non è qui o là, dove ti pare di stare meglio, ma è fedeltà alla tua vita concreta, dove forse molte volte non starai alla grande, ma dove, di fatto, abiti.

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di Giovanni [5,31-47]

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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