Il dono del bambino

dad.son-kissLa Fede è questione di figliolanza. Perché non contano le belle parole, i sani principi, le straordinarie idee o le pratiche devote. Tutto questo è buono, ma solo se si è figli. Ed essere figli significa saper essere “dono”, senza la necessità di pronunciare questa parola. Il Verbo si fa carne e questa Ottava di Natale ce lo ripete con insistenza, attraverso la Liturgia. Oggi il verbo è amare, verbo che si fa carne solamente in chi sa essere figlio. Lascia perdere le parole sull’amore: incarna il verbo e sarai memoria, presenza del Verbo di Dio. La Fede è questione di figliolanza e la figliolanza, prima di essere un documento, è sangue: sii sangue, sii carne per LUI, appartieniGLI con la semplicità di un bambino che non capisce tutto, ma che sa essere dono, senza troppe domande, ma con gesti che dicono tutto!

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di Matteo (2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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