Vivere il morire

La salvezza non è la fortuna di evitare il morire, ma la grazia di vivere anche il morire. Debolezza, povertà, inadeguatezza sono cifre del nostro essere, ci appartengono: salvarci da queste cose significherebbe credere in una salvezza non “per noi”, ma “da noi”. Oggi non festeggiamo il vertice della “disumanità privilegiata” di Maria, ma la sentiamo più che mai una di noi, debole, povera e forse, in cuor suo, tanto umile da dirsi anche inadeguata. A lei, da sempre e per sempre attenta a morire dietro il suo Signore, affidiamo il cammino della vita che non tramonta.

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Che piacere!

«Il mio diletto è per me e io per lui» [Ct 2,16a]

«Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene» [Rm 15,2]

«Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando» [Gv 15,14]

«Se ora mi dicessero di abbandonare ogni vanità ed ogni orgoglio, ogni desiderio ed ogni ambizione, qualunque più caro ricordo del passato, qualunque più dolce lusinga del futuro, e di vivere unicamente in voi e per voi, senza domani, senza jeri, senza alcun altro legame, senza alcuna altra preferenza, fuor del mondo, interamente perduto nel vostro essere, per sempre, fino alla morte, io non esiterei, io non esiterei. Credetemi» [G. D’Annunzio, Il piacere]

Obbedienza, ovvero volto ragionevole di un faticoso ascolto. Ma fatica piacevole, perché non c’è piacere maggiore dell’essere il piacere dell’altro: il piacere  conquistato è bruciante, quello offerto è ardente. Arde nella notte la lampada del cuore che si fa piacevole dono, mentre insegue su strade ignote il profumo di chi è la scelta di ogni sua rinuncia.

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Impasto di misericordia e grazia

«Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» [1Cor 13,7]

«…è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia» [Mt 7,24]

Scusare e sopportare: il primo a perdonare, il primo bene nella mancanza di bene.

Credere e sperare: il primo a tifare, una partenza che è già traguardo.

Ecco la roccia di una casa: misericordia per accogliere ciò che persino tu rifiuteresti e grazia per festeggiare ciò che nemmeno tu riesci ancora a vedere.

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La responsabilità di appartenerci

Certo siamo salvati per la fortuna di appartenergli, ma questo non ci esonera dal considerare la responsabilità di appartenerci, gli uni gli altri. E se Dio è disponibile ad ascoltare anche l’impudente rivendicazione per quel “nostro” fratello, è sordo a qualunque richiesta, seppur educata, che abbia il “mio” come possessivo.

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Scegliere

«Vi sbagliate! Io non sono affatto un marito che ha bisogno di una fanciulla straordinaria per essere felice, …e ciò che mi rende felice l’ha ogni fanciulla, e quindi le prendo tutte!» [Don Giovanni, Mozart, nel commento di S. Kierkegaard].

«Mio Dio, scelgo tutto. Non voglio essere una santa a metà, non mi fa paura soffrire per te, non temo che una cosa: conservare la mia volontà. Prendila, perché ‘scelgo tutto’ quello che vuoi tu!…” […] O Gesù, mio Amore… la mia vocazione l’ho trovata finalmente!… La mia vocazione è l’Amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai dato: nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’Amore!… Così sarò tutto… così il mio sogno sarà realizzato!!!» [S. Teresa di Gesù Bambino].

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Sono un prodigio!

«Ma voi, se la vostra fede vi rende beati, datevi da conoscere come beati! Per la vostra fede le vostre facce sono sempre state più dannose delle nostre ragioni! Se la lieta novella della vostra Bibbia vi stesse scritta in faccia, non avreste bisogno di imporre così rigidamente la fede nell’autorità di questo libro. Ma se doveste desiderare di uscire da questa vostra insufficienza di cristiani, riflettete allora sull’esperienza di due millenni: che, espressa in modesta forma interrogativa, suona così: “Se Cristo voleva veramente salvare il mondo, non si dovrebbe pensare che ha fallito?”» [F. Nietzsche, Umano troppo umano]. Ogni vita è piena di prodigi, segni di una forza che sa rialzare ogni caduta; il vero miracolo è semplicemente accorgersene. Conversione, ovvero rivedere tutto a partire dal prodigio che sono: che occhi quelli di chi sa davvero credere!

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Un’occasione per caso

C’è un sacerdote, forse troppo occupato a salvare tutti per soccorrerne uno solo. C’è un levita, forse eccessivamente concentrato a salvare quello giusto per accorgersi di uno qualunque. C’è un samaritano, che semplicemente vede col cuore, cogliendo in un caso una buona occasione. Prossimità forse è questo: scorgere l’appuntamento lungo il tragitto.

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Il nome della mancanza

Il segreto dell’amore non è escludere ogni mancanza, ma dare nome e volto alla mancanza di cui non posso sentire la mancanza. Allora la vita è sicura, quando si sa che ciò che conta è accanto a me, per sempre.

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Coraggio e libertà

Coraggio apostolico e libertà evangelica: due coordinate, un solo viaggio.

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Non tornare

Se non sei capace di lasciare tutto quello che hai, tutto quello che sei, obbligherai ad un ritorno da prigioniero. Perché ci sono legami che sono legacci, quasi elastici che rendono più violento il ripiegare, quanto più è stato audace l’andare. Beata quella casa in cui il passato è eredità per i vivi e non prigione per i morti: viva chi tiene tanto all’amore da lasciare (al)l’amato!

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