Author: Don Carlo

Vangelo Quotidiano

Assenza di vita

Non è la morte a provocare l’assenza della vita, ma è l’assenza della vita a provocare la morte: morire non è non poter più andare avanti, ma ostinarsi nel tornare indietro.

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Vangelo Quotidiano

Non correre ai ripari

L’apocalisse non è un correre ai ripari, ma un lasciarsi scoprire, perché Dio non è mai andato a nascondersi qui o là, bensì ha preso dimora in me e in te.

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Vangelo Quotidiano

Ritornare alla salvezza

Forse si può dire di essere salvi non quando si sia liberi di andare, ma quando si sappia di poter tornare. E penso che la confusione nasca a motivo di una certa apprensione da traguardo, che finisce per svalutare il cammino: si ha fretta di arrivare alla fine, così si

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Vangelo Quotidiano

Premio faticoso

Il premio è il risultato per una buona prestazione, ma la buona prestazione è il premio per un faticoso apprendimento. Un lavoro si dice buono non quando è ben retribuito, ma quando è ben eseguito: giustizia dell’esecutore è la perfezione, mentre giustizia del committente è la retribuzione.

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Vangelo Quotidiano

Fragile mostruosità

Una fragilità nascosta per vergogna prima o poi esce, gridando come mostruosità. Forse per questo scandalo e perdono sono accostati in questo Vangelo: il perdono non è la soluzione allo scandalo, ma la sua prevenzione.

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Prediche

Per sempre

“Per sempre” per noi credenti non è un finale da sperare, ma una quotidianità da vivere. #scrivimisulcuore

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Vangelo Quotidiano

Il grande digiuno dei piccoli

Le grandi cattedrali sono il monumento al digiuno dei piccoli. «Lo zelo per la tua casa mi divorerà», dice il profeta e questo vaticinio è stato scritto da mani esauste su pietre imperiture.

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Vangelo Quotidiano

Superiore il fratello

Si era dimenticato di avere un superiore ma capisce di non potersi dimenticare di avere dei fratelli. E così, dopo aver perso la casa che non aveva amministrato, si ritrova ad amministrare per trovare rifugio in chi gli è rimasto attorno.

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Vangelo Quotidiano

Buona fine

In architettura li chiamano “mostri”, ma non perché l’idea iniziale fosse per forza cattiva, bensì perché manca una buona fine. Nella religione dovremmo chiamare “mostri” certi entusiasmi da conversioni più emozionali che ragionevoli, certi toni da comizio più inquisitorio che misericordioso, certe vacuità da intrattenimento più che da formazione.

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