Ancora amore

Questo Vangelo, che sembra parlare di cose lontane e scomode quali l’attesa del giudizio e il precetto del servizio, in verità parla semplicemente della cosa più divina è più umana al mondo: l’amore. Impossibile, infatti, non riconoscere i tratti dell’amato e dell’amante, mai stanchi di attendersi e incontrarsi. Amante perché amato quel tale, chiamato a “rimanere ancora sveglio”, “stringendo le vesti ai fianchi e mantenendo accesa la lampada”. E non può non venire in mente il monito che risuona apocalitticamente verso la chiesa di Èfeso: «Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore»: mancano i segni dei fianchi cinti e della lampada accesa. Invece l’amore, quello vero, nella sua essenza è sempre identico a quel radicale primo giorno, quando avevi deciso che valesse la pena togliersi tutto, per scegliere solo l’amata (fianchi cinti); consumare tutto, perché solo l’amata risplenda (lampada accesa). Beati coloro che, alla fine, saranno trovati così, ancora capaci di amare!

#scrivimisulcuore

+ Vangelo di San Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

[Lc 12,35-38]

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don Carlo Pizzocaro

Sono nato il 16 luglio 1987 a Lanzo Torinese da Gemma Teppa e Giannino Pizzocaro, secondogenito, dopo mio fratello Alberto.

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