Te Deum 2018

Si spengono ancora
le luci della storia,
si spegne ogni alba
nel tramonto del giorno ultimo. (altro…)

Scelgo ancora te

Credevo che, sapevo che

Che si cade in due e in due ci si rialzerà

Tra mille rimpianti ed il perdono

Io scelgo te

E scelgo ancora te

Anche oggi che

Che non è facile, non è sufficiente

Abbracciarsi un po’

[Giorgia]

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Sorpresa: già scritto!

Pare tutto detto, tutto scritto prima che questo Vangelo venga pronunciato. È quasi una lista (che tra l’altro oggi va di moda): portare bambino al tempio_FATTO; offrire sacrificio_FATTO; aspettare a morire, per vedere il Cristo_FATTO; assecondare lo Spirito e andare al Tempio_FATTO. (altro…)

Miseria da piangere

Tutti abbiamo qualche problema a gestire le nostre mancanze, siano di ordine materiale, siano di ordine sentimentale. (altro…)

Primo amore

È l’amore che ti dà la forza di arrivare primo ma, soprattutto, è l’amore che ti dà il coraggio di far passare prima l’altro. (altro…)

Dolce amarezza

C’è un’amarezza profonda in questa Parola. È l’amarezza che annega gli occhi, quando ti accorgi che gli uomini non bastano per cavarsela, perché ogni uomo può sempre tradirti. (altro…)

L’amore è il tuo sangue

Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole – cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue – non altro.

[Cesare Pavese]

#scrivimisulcuore

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Affondare l’anima nella gioia

L’ombra che ho frugato ormai non mi appartiene.
lo ho la gioia duratura dell’albero,
l’eredità dei boschi, il vento del cammino
e un giorno deciso sotto la luce terrestre.
Non scrivo perché altri libri mi imprigionino
né per accaniti apprendisti di giglio,
bensì per semplici abitanti che chiedono
acqua e luna, elementi dell’ordine immutabile,
scuole, pane e vino, chitarre e arnesi.
Scrivo per il popolo per quanto non possa
leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.
Verrà il momento in cui una riga, l’aria
che sconvolse la mia vita, giungerà alle sue orecchie,
e allora il contadino alzerà gli occhi,
il minatore sorriderà rompendo pietre,
l’operaio si pulirà la fronte,
il pescatore vedrà meglio il bagliore
di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,
il meccanico, pulito, appena lavato, pieno
del profumo del sapone gua!derà le mie poesie,
e queste gli diranno forse: «E’ stato un compagno».
Questo è sufficiente: questa è la corona che voglio.
Voglio che all’uscita di fabbriche e miniere
stia la mia poesia attaccata alla terra,
all’aria, alla vittoria dell’uomo maltrattato.
Voglio che un giovane trovi nella scorza
che io forgiai con lentezza e con metalli
come una cassa, aprendola, faccia a faccia, la vita,
e affondandovi l’anima tocchi le raffiche che fecero
la mia gioia, nell’altitudine tempestosa.

[Pablo Neruda]

#scrivimisulcuore

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L’esegeta

Il post di un amico, del quale ho una stima enorme, mi ha messo in crisi e interrogato. «E adesso come faccio?», mi sono chiesto; «quale commentario, quale esegeta mi conviene controllare?». (altro…)

La fretta della prudenza

«La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze» [s. Ambrogio]: ecco spiegata la fretta di Maria! Eppure c’è qualcosa che sa di imprudenza nel suo pronto partire: era proprio il caso? (altro…)