Vivi da Sole!

luna e stelleLe stelle brillano. Conquistano gli occhi, suscitano ammirazione, attirano verso il loro bagliore. Tutti vorrebbero essere una stella e per questo ci sono notte animate da tante aspiranti stelle. Sono notti preparate con cura, perché tutto deve essere perfetto, tutto al “top”, tutto deve brillare. E poi giù, in pista, con l’ambizione di non essere anonimi, ma di essere i numeri uno della serata. La Luna risplende. (altro…)

La trappola del pozzo

pozzoRisorsa preziosa i pozzi: garantiscono la costanza di un cammino. Le regole, quelle buone e giuste, sono un po’ come i pozzi nel cammino: sono approdo sicuro dei passi stanchi, consolazione di occhi in ricerca di punti fermi, di certezze. Problema: nel pozzo ci si può finire dentro. Questo pericolo vale per i pozzi propriamente detti, così come per le regole.

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“per-chi” mi libera

libertàSe c’è un aspetto profondamente affascinante nell’umanità di Cristo, credo che sia la sua totale libertà. LUI sa camminare con piede sicuro, sguardo fisso, attraversando muri di indifferenza e duri colpi di ostilità. Come è possibile? La soluzione è sussurrata al termine del versetto 32: «e il terzo giorno la mia opera è compiuta» (altro…)

Il nuovo giorno è nel tuo nome

appello«Come lo chiamiamo?» – «Simone»: inizia così il giorno nuovo, il primo giorno di vita. «Che nome date a vostro figlio?» – «Simone»: inizia così il giorno nuovo, il primo giorno da cristiano. «Simone» – «Presente»: inizia così il giorno nuovo, il primo giorno di scuola. «Io accolgo te, Simone», oppure «don Simone» – «Eccomi»: inizia così il giorno nuovo, il primo giorno del tuo “per sempre”.

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La via del lievito

impastareEssere diverso ed essere in minoranza. Accettare le percosse che ti “impastano” sempre più con chi ti divora. Sopportare tempi lunghi di un silenzio che sembra infecondo. Lasciare che il fuoco bruci tutto ciò che è superfluo nella propria vita. Nella gioia del risultato raggiunto, vivere da dimenticati, scomparsi, invisibili.

È la via del lievito. (altro…)

Il miracolo di una carezza

nonnaMia nonna ha mani grandi e una presa possente. Ricordo quelle mani impegnate nello scuotermi il mattino per svegliarmi. Poi impegnate a prendermi lo zaino, all’uscita da scuola; con gli strumenti del mestiere per preparare (non sempre) ottimi pranzi. E poi ancora impegnate ad indicarmi con sicurezza per correggermi e, a volte, protese nell’inseguimento del nipote ribelle.

Oggi quelle mani le vedo meno grandi e meno possenti nella presa. Il mattino mi sveglio da solo, la borsa me la porto, per il pranzo mi arrangio…e nessuno mi corregge quando sono ribelle.

Ma quelle mani sono lì, sempre fondamentali nella mia vita. Non importa attraverso quale gesto, ma esprimo sempre una “carezza” che mi risolleva e mi fa dire che non sono solo. Perché alla fine basta proprio questo, una semplice carezza sulla testa per dire “ci sono”, e il bambino ribelle, come il sacerdote (sempre ribelle), sentirà che è tempo di rialzarsi.

#scrivimisulcuore

Dal Vangelo di Luca

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Fino al non frutto

albero desertoQuale misura ha la misericordia? Ha la misura di un lavoro paziente, fatto di piccoli e continui gesti di cura, ma la misericordia è di più. Ha la misura dell’elezione, della scelta di non avere a che fare con “uno qualunque”, ma la misericordia è di più. Ha la misura del sacrificio, del perdere tempo per l’altro e col tempo perderci la vita, ma la misericordia è di più. (altro…)

Le rughe vedono meglio

rughePer affrontare un viaggio ho bisogno delle previsioni meteo. Per scegliere una facoltà universitaria ho bisogno di prevedere una certa occupazione lavorativa. Per stare con una persona ho bisogno di prevedere un certo fine, un certo guadagno.

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La paura è solo un muro

muro berlinoDivisione. Parola che definisce drammaticamente tante vite. Divisione è un muro, che si staglia davanti e ti restringe l’orizzonte, presentandoti un ostacolo invalicabile. Davanti a quel muro trovi muti e immobili tanti uomini: trovi famiglie, amici, cuori giovani. Tutti paralizzati davanti al muro della loro vita, davanti alla divisione. (altro…)

“Segugi di passi”

seguire orme«I believe if I’d knew where I was going, I’d lose my way»

Assurdità, almeno a prima vista. Per quale ragione non dovrei sapere la méta, per essere certo di non sbagliare strada? Forse perché i viaggi, quelli importanti, come il viaggio della vita, non dipendono da una méta. Perché dalla méta dipendono le strade e le strade dei grandi viaggi ti fanno perdere lo sguardo, tanto sono vasti gli orizzonti. Allora come si fa? (altro…)